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Modifiche al fondo Simest: innalzamento del fondo perduto al 30%

Il Decreto Accise aumenta il cofinanziamento SIMEST a fondo perduto fino al 30% per le PMI colpite dalla guerra del Golfo Persico. Usalo per i tuoi impianti fotovoltaici.

Il quadro normativo relativo agli strumenti di finanza agevolata a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese è in fase di aggiornamento. Le recenti modifiche introdotte dal decreto-legge n. 42/2026 (cosiddetto Decreto Energia o Decreto Accise), modificano diverse misure di sostegno per il finanziamento delle fonti a energia rinnovabile, in particolare per le imprese che hanno subito ripercussioni a causa dell’attuale crisi nell’area del Golfo Persico. La ratio dell’intervento è quella di tutelare la competitività delle imprese sui mercati internazionali, mitigando l’impatto negativo derivante dall’incremento dei prezzi dell’energia: in questo articolo ci occupiamo dell’articolo 8-quater del d.l. 42/2026, che introduce modifiche alla disciplina dei finanziamenti Simest per la transizione digitale o ecologica.

Il Decreto Energia, inoltre:

  • riassegna i fondi per il credito d’imposta Transizione 5.0, a parziale copertura dei crediti vantati dai cosiddetti “esodati del bonus 5.0”;
  • proroga fino al 1° maggio 2026 la riduzione delle accise su benzina, gasolio, GPL e gas naturale per autotrazione;
  • prevede un credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo nel mese di marzo 2026.

Il finanziamento Simest “Transizione digitale o ecologica”: aumento della quota a fondo perduto

L’innovazione principale riguarda l’aumento al 20%, e al 30% per le PMI, delle aliquote relative alla quota di cofinanziamento a fondo perduto a valere sul Fondo 394 in presenza di un documentato aumento dei costi energetici per l’impresa richiedente. Ricordiamo che il finanziamento Simest “Transizione digitale o ecologica” è un finanziamento agevolato dedicato alle imprese italiane, incluse le PMI, che intendono rafforzare la propria competitività internazionale investendo in progetti di digitalizzazione dei processi o per il miglioramento della propria sostenibilità ambientale e l’efficientamento energetico. Il tasso agevolato è contenuto: fino a un decimo (10%) del tasso di riferimento della Commissione Europea, attualmente lo 0,319%. Lo strumento, inoltre, in alcuni casi prevede una quota di contributo a fondo perduto parametrato all’importo richiesto e senza necessità di garanzie. Con la nuova norma, infatti, le imprese richiedenti che dimostrino di aver subito un pregiudizio economico legato alla crisi del Golfo, l’aliquota base del fondo perduto passa dal 10% al 20%. Per le Piccole e Medie Imprese (PMI), tale quota subisce un ulteriore incremento, fino al 30% dell’importo del finanziamento richiesto. Si tratta di una deroga significativa rispetto all’impianto normativo vigente, che limitava il 20% di cofinanziamento esclusivamente alle imprese qualificate come “energivore” (iscritte agli elenchi CSEA) o a quelle che avevano intrapreso percorsi certificati di efficientamento energetico, mantenendo il limite standard del 10% per le altre casistiche incentivanti (imprese femminili, giovanili, con fatturato export superiore al 20%, ecc.).

Requisiti oggettivi e impatto economico-finanziario

L’accesso alle aliquote maggiorate è subordinato alla dimostrazione di un impatto economico negativo subito nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026, in relazione al conflitto nell’area del Golfo Persico a causa, alternativamente, di:

  • rincaro dei costi energetici,
  • diminuzione del fatturato,
  • contrazione dei flussi di cassa.

In attesa delle direttive operative, è lecito ipotizzare che i criteri di verifica ricalcheranno le metodologie già adottate in precedenti situazioni emergenziali, come la crisi ucraina. A titolo esemplificativo, per il riconoscimento del credito d’imposta per le imprese energivore nel 2023, l’Agenzia delle Entrate aveva stabilito come requisito un incremento del costo per kWh della materia energia superiore al 30% rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente. Vedremo quale parametro sarà adottato dal Comitato Agevolazioni per quantificare tale “rincaro dei costi energetici” e, soprattutto, in quanto tempo.

Quante risorse sono disponibili per il fondo Simest?

Le risorse per la quota di cofinanziamento a fondo perduto provengono dal Fondo per la promozione integrata (Fpi) e sono state autorizzate, complessivamente, nel limite massimo di 160 milioni di euro per l’anno 2026 e di 140 milioni di euro per l’anno 2027. Tali importi si inseriscono nel quadro della più ampia disponibilità del Fondo 394/81. Sulla base dei dati aggiornati al 28 febbraio 2026, la capacità complessiva impegnabile è pari a 7.264 milioni, di cui 455 milioni riferibili al Fpi. Le stime sugli impieghi per il 2026 indicano un utilizzo complessivo di circa 1.207 milioni.

Intersezione con la normativa vigente e direttive operative

Un nodo interpretativo centrale, che dovrà essere sciolto dai decreti attuativi, riguarda la natura delle nuove aliquote: occorrerà chiarire se il requisito dell’incremento dei costi energetici costituirà una condizione autonoma e sufficiente per accedere al 20% (e al 30% per le PMI), oppure se dovrà cumularsi con altre condizionalità già previste dal Fondo 394/81. Dal tenore della norma, le nuove aliquote sembrano autonome e speciali rispetto alle precedenti. L’operatività della misura non è immediata: l’articolo 8-quater demanda espressamente al Comitato Agevolazioni e a Simest l’emanazione dei criteri per la verifica delle condizioni, nonché i termini e le modalità per l’applicazione della misura agevolativa. Si prevede che l’architettura procedurale definitiva e la relativa modulistica saranno rese disponibili sul portale Simest solo a valle della conversione in legge del decreto-legge n. 42/2026, il cui termine ultimo scade il 3 giugno 2026. Fino alla pubblicazione delle nuove Circolari operative, le domande di finanziamento restano assoggettate alla disciplina previgente.

Trasformare la sfida energetica in opportunità

L’innalzamento della quota di cofinanziamento a fondo perduto Simest, fino al 30% per le PMI, rende il finanziamento agevolato uno strumento ancora più incisivo per investire nell’efficientamento energetico e nell’adozione di fonti rinnovabili, come un impianto fotovoltaico. In un contesto in cui l’energia si conferma un fattore critico di competitività, l’integrazione di soluzioni come gli impianti fotovoltaici non è solo una scelta di sostenibilità, ma una necessità economica. InterCER è a disposizione per offrire consulenza e implementazione di soluzioni fotovoltaiche e di efficientamento energetico per il settore industriale nel complesso panorama della finanza agevolata, tramite lo strumento Simest e molti altri. Contattateci per approfondire come la vostra impresa possa sfruttare al meglio queste nuove opportunità, trasformando l’onere dei costi energetici in un vantaggio competitivo duraturo grazie a investimenti mirati e all’accesso agli incentivi disponibili.

Autore: Pier Paolo Franco
Pubblicazione: giovedì 9 aprile 2026, 02:00
Aggiornamento: mercoledì 15 aprile 2026, 02:00
Categorie: news, economia
Tag: Simest, incentivi, prezzo dell’energia, impianti fotovoltaici

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